MAESTRI CARTAPESTAI: VITO MASTRANGELO E PAOLO MASTRANGELO

Un padre e un figlio.

Due generazioni.

Una passione: la cartapesta.

“Paolo è nato il 26 dicembre, giorno delle Propaggini, ovvero, primo giorno del Carnevale di Putignano. Destino, si chiama così. Mancavano meno di due mesi alle sfilate ed ero nel pieno della realizzazione del carro; la sera uscivo dal capannone e correvo da lui: una felicità tale che ricorderò per sempre.”

Certe scelte sono guidate dal destino e la vita di Paolo Mastrangelo, figlio d’arte e giovanissimo maestro cartapestaio, è lì, a ricordare che le passioni, a volte, sono scritte nel dna.

“Ho iniziato con le maschere di carattere poi, negli anni ’90, è arrivato un hangar tutto mio. La passione è la molla che spinge a trasformarlo in una seconda casa, a trascorrerci interminabili ore, quasi senza accorgersene.”

Quella di Vito Mastrangelo è la storia di un grande amore trasformato in un lavoro straordinario, “d’altronde, è quello che so fare. Se non mi occupassi di questo non so affatto cos’altro potrei fare.” Non solo carri per il Carnevale di Putignano, ma anche innumerevoli scenografie ed importanti collaborazioni oltreoceano: “per cinque anni ho realizzato i carri per il Columbus Day. Li costruivamo qui nell’hangar, li caricavamo nei container e andavamo a Chicago a montarli. Un’esperienza davvero incredibile.”

Un lavoro uguale ma sempre diverso, di cui Mastrangelo ama il poter passare dalla lavorazione dell’argilla a quella del ferro, dalla carta ai colori; un lavoro che richiede una mente brillante e totalmente aperta, uno spirito creativo, delle mani in grado di creare e dar vita ad autentiche opere d’arte.

“Noi maestri cartapestai diamo vita al Carnevale, anno dopo anno, carro dopo carro. E il Carnevale, anno dopo anno, carro dopo carro, dà vita a noi.”

Da anni, padre e figlio ideano, modellano e realizzano spalla a spalla i carri per il Carnevale di Putignano, arrivati sul podio dei vincitori innumerevoli volte: “nei quattro mesi che precedono il Carnevale mi concentro esclusivamente sul carro, cercando di aggiungere ogni anno quel qualcosa in più che lo renda indimenticabile agli occhi del pubblico.” Nei restanti mesi dell’anno Paolo Mastrangelo non abbandona l’hangar e il magico mondo della cartapesta, curando la parte artistica e realizzando scenografie per i teatri di una catena di villaggi turistici e, come diversi maestri cartapestai, dando vita a bellissimi manufatti destinati ad altri carnevali d’Italia.

Paolo è il collante tra passato e futuro, l’unione tra moderna creatività e antica manualità, il simbolo della tradizione che non solo continua a vivere ma diventa possibilità, professione, lavoro. Un lavoro per giovani, a dispetto di quello che si possa credere. Un lavoro che sprona a dare sempre di più, spingendosi oltre il limite del già detto, già fatto, già visto: “sto cercando di portare un pizzico di innovazione al Carnevale di Putignano, dedicandomi con grande attenzione alla parte teatrale dei carri. Questo significa concentrarsi su significato, musica e coreografia. Il carro su cui stiamo lavorando quest’anno affronta un tema, quello del femminicidio, a cui pensavo da anni; un argomento molto duro, sulla cui rappresentazione mi sto concentrando a 360 gradi.”  

Durante il Carnevale di Putignano il riconoscimento più grande è sempre quello del pubblico, un applauso può ripagare mesi di duro lavoro e interminabili nottate, entrando di diritto tra i ricordi indelebili di chi quel carro l’ha ideato, realizzato, portato in scena. “Chi viene al Carnevale di Putignano lo fa per ballare, divertirsi e far festa; è davvero rarissimo riuscire ad ottenere sul corso mascherato l’applauso del pubblico a fine scena. L’anno scorso è successo e la cosa mi ha fatto letteralmente emozionare. Il carro si intitolava “Un solo Dio” e invitava a riflettere oltre le apparenze e i soliti schemi. Da un lato, un grande guerriero africano pronto alla battaglia; dall’altro, un grande sole abbracciato da due mani diverse (una bianca, una nera); alla base, un’importante domanda: “a cosa servirebbe combattere se capissimo di essere semplicemente diversi ma uguali, figli di uno stesso Dio?”